Roma. Recensione in 10 righe (o giù di lì)

Roma (Alfonso Cuarón, 2018)

1970. Nel quartiere Colonia Roma a Città del Messico vivono Sofia e Antonio, i quattro piccoli figli e la madre di lei, con loro le due domestiche, Adela e la giovane Cleo, fulcro dell’intera narrazione. La ragazza di origine mixteca (come effettivamente è l’attrice) si occupa della casa e dei bambini senza mai dimostrarsi stanca o insoddisfatta; nel frattempo il capofamiglia Antonio, medico, parte per una conferenza in Québec. Tuttavia il dottor Antonio non accenna a ricomparire, la moglie Sofia dice ai bambini che il viaggio si è prolungato, ma nel frattempo li incita a scrivere lettere al padre pregandolo di tornare a casa. Le domestiche spendono il tempo libero con i loro fidanzati, la dolce Cleo scopre l’amore, ma conoscerà ben presto anche la sofferenza che ne deriva…

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Genere: drammatico, sentimentale

Cast: Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Daniela Demesa, Latin Lover, Nancy Garcìa Garcìa, Jorge Antonio Guerrero

OSSERVAZIONI SOGGETTIVE MA UMILI: Di recente ho letto qualcosa tipo “Alfonso Cuarón non è un regista empatico”, a chi scrive ciò vorrei rispondere “beh, non a casa mia!”. Ho provato un sentimento di affetto nei confronti di Cleo fin da subito e in questo senso ho trovato la scelta di un’attrice non professionista, anzi esordiente, semplicemente perfetta. Quello di Cleo è un personaggio talmente puro e genuino che probabilmente un’attrice professionista non ne avrebbe colto la delicatezza. Ma il bello è che Cleo non è solo delicata, è anche tenace, salda, detentrice di un grande equilibrio che le permette di non perdere mai se stessa, neanche nei momenti peggiori. E tramite Cleo, che è il fulcro di tutto il film, tramite la sua mediazione, ho finito per provare empatia anche verso quei personaggi  meno “simpatici”: la nevrotica signora Sofia e i bambini a volte capricciosi acquistano una grande umanità proprio grazie al punto di vista secondo cui è girato il film. Roma è un’opera personalissima e sincera, nella quale il regista esprime le sue radici e, di conseguenza, se stesso.

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C’è chi ha definito Roma un film neorealista e non credo sia solo per la fotografia in bianco e nero o per la scelta di un cast di attori non professionisti, ciò che avvicina questo film alla più alta manifestazione del cinema italiano è la purezza, il realismo e la complessità della semplicità.

 

 

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